Ordinanza piccioni, I Liberali per Santeramo bocciano gli oneri a carico dei privati

Secondo l’ex sindaco Michele Digregorio occorre rivedere l’ordinanza sindacale nella parte in cui si andrebbe a penalizzare i proprietari di immobili individuando soluzioni e risorse pubbliche per contrastare il fenomeno
Tiene banco nel dibattito cittadino la gestione della presenza di colombi nel centro abitato di Santeramo.
A pochi giorni dall’emanazione dell’ordinanza sindacale n. 54 firmata dal sindaco Casone – un provvedimento volto a fronteggiare i rischi igienico-sanitari legati alla proliferazione dei volatili – si registra la presa di posizione critica – affidata ad una nota pervenuta in Redazione – del movimento politico I Liberali perSanteramo, per mano di Michele Digregorio, già sindaco di Santeramo.
Il provvedimento dell’amministrazione comunale, come riportato nel nostro articolo di qualche giorno fa, ha introdotto regole rigide per arginare il degrado urbano e il degrado igienico. Tra le disposizioni figurano il divieto assoluto di foraggiamento su tutto il territorio comunale – con sanzioni amministrative da 25 a 500 euro e possibili risvolti penali in caso di inottemperanza – e una serie di obblighi prescrittivi a carico dei proprietari di immobili. Questi ultimi, entro un termine perentorio di 60 giorni, sono chiamati a provvedere alla pulizia, alla disinfezione delle aree imbrattate da guano e all’installazione di dissuasori o chiusure idonee a impedire l’accesso e la nidificazione di piccioni in solai, sottotetti e cornicioni.
Se da un lato il movimento dei Liberali esprime pieno sostegno alla misura che vieta la somministrazione di cibo ai volatili, definendola «un provvedimento di buonsenso necessario per evitare il prolungarsi di situazioni di degrado e per tutelare l’igiene pubblica», dall’altro solleva forti perplessità in merito alle prescrizioni e agli oneri economici posti direttamente sulle spalle dei privati.
Nel dettaglio, la critica mossa dal gruppo politico poggia su argomentazioni di carattere giuridico e normativo.
Richiamando l’articolo 1 della legge n. 157/1992 sulla fauna selvatica, l’articolo 826 del Codice civile e la giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 2598 del 26 gennaio 2004), Digregorio sottolinea che il colombo di città deve essere inquadrato come animale selvatico e non domestico, rientrando a tutti gli effetti nel patrimonio indisponibile dello Stato. Di conseguenza, secondo quanto si legge nella nota, non sussisterebbe alcun rapporto di proprietà, custodia o detenzione giuridica in capo al cittadino proprietario del fabbricato, richiamando anche i criteri di imputazione della responsabilità civile sui danni causati dagli animali disciplinati dall’articolo 2052 del Codice civile.
Alla luce di tali considerazioni, i Liberali per Santeramo rivolgono un appello diretto all’amministrazione comunale.
«Chiediamo pertanto all’amministrazione comunale di rivedere la misura nella parte in cui penalizza ingiustamente i proprietari degli immobili, individuando soluzioni e risorse pubbliche a sostegno degli interventi richiesti, senza gravare ulteriormente sui bilanci delle famiglie santermane» – si legge a margine della nota.
Commenti
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Problema serio ma affrontato male. Era ed è sufficiente correlarsi, ad esempio, con il Comune di Venezia per constatare che il Comune di Santeramo, sui punti strategici di risolvere il problema, sta dall’altra parte. Giacché si è nel campo faunistico, ci sono novità regionali per l’abbattimento, in forma considerevole, dei cinghiali, padroni del territorio, devastatori dei campi e pericolo costante sulla strade?





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